Sei persone in carcere, quattro ai domiciliari. E’ il bilancio di un’operazione condotta tra Capaccio-Paestum, Terni, Baronissi e Sulmona dalla Direzione Investigativa Antimafia di Salerno su disposizione della Procura della Repubblica di Salerno. Le dieci persone destinatarie delle misure cautelari sono accusate, a vario titolo, di “scambio politico elettorale mafioso, tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso, estorsione aggravata dal metodo mafioso, detenzione, porto e cessione di armi da guerra e comuni da sparo e favoreggiamento personale”. Nel corso delle indagini in relazione alle amministrative 2019 sono stati ricostruiti i rapporti tra l’ex sindaco di Capaccio-Paestum Franco Alfieri, per lui è scattata una nuova misura cautelare ai domiciliari, il pregiudicato Roberto Squecco, condannato in via definitiva per associazione per delinquere di tipo mafioso in quanto ritenuto esponente dell’ala imprenditoriale del clan Marandino operante in Capaccio-Paestum, e l’ex moglie dell’imprenditore, Stefania Nobili, all’epoca dei fatti consigliere comunale nello stesso comune ed ora ai domiciliari. Così tra i tre è emerso un patto politico finalizzato alla raccolta voti sul territorio in favore dell’ex primo cittadino in cambio del mantenimento del Lido Kennedy all’imprenditore anche attraverso un prestanome, struttura all’epoca oggetto di provvedimento amministrativo per interesse pubblico. Un patto che sarebbe stato violato per Squecco, secondo quanto contenuto nell’ordinanza cautelare, a seguito di un abbattimento parziale del Lido per un evento naturale che lo aveva reso pericoloso per l’incolumità pubblica. Così nei confronti di Alfieri, per impedire l’abbattimento, furono veicolate esplicite minacce attraverso un agente della Polizia Locale (Antonio Bernardi, ora in carcere) ed un dipendente dell’ufficio cimiteriale (Michele Pecora, adesso ai domiciliari). I due avrebbero avvicinato l’assessore dimissionario Mariarosaria Picariello (è ai domiciliari) per inoltrare ad Alfieri i messaggi intimidatori. Successivamente, con l’abbattimento parziale del Lido, proprio Squecco avrebbe incontrato più volte tre persone di Baronissi, i pregiudicati Antonio Cosentino e Vincenzo De Cesare, oltre ad Angelo Genovese, tutti trasferiti in carcere, per commissionare un attentato ai danni di Alfieri. Nonostante la pianificazione effettuata con sopralluoghi e visione della mappe il piano non si concretizzò a causa di un mancato accordo tra le parti. Attraverso le intercettazioni ai tre di Baronissi è stato contestato il possesso di esplosivi ed armi da guerra e comuni da sparo, nella loro disponibilità c’era anche un kalashnikov. L’attività investigativa, inoltre, ha permesso di far emergere gravi indizi di colpevolezza in ordine al reato di tentato omicidio perpetrato da Domenico De Cesare (anche lui in carcere) nei confronti di Angelo Genovese il cui movente sarebbe da collegarsi ad una tentata estorsione posta in essere dal noto esponente dell’omonimo clan nei riguardi di De Cesare. Alla consigliera dimissionaria Mariarosaria Picariello è contestato il reato di favoreggiamento per le sue dichiarazioni false ed omissive.